“Avendo vissuto i miei primi “anta” e oltre a ridosso della dorsale Adriatica tra Porto Recanati e Ancona, istintivamente ho scelto come soggetto un ILLUSTRE vecchio che sonnecchia adagiato tra cielo e mare, il CONERO. Il suo profilo, presenza costante, ha segnato lo scandire dei miei ricordi di bambino, di giovane e di adulto, maestoso, greve, impervio, salvifico, pieno di sorprese ma… sempre solo.
Le due sorelle facendo sfoggio di sé lo snobbano un po’ ma gli rimangono vicine, vista la mole e la protezione che ne ricevono. Anche la flora e la fauna lo abbelliscono, con tartarughe marine che trovano riparo nelle sue insenature, ma… è ancora solo.
Aria e acqua provano a scalfirlo, come la terra che tremando prova a spezzarlo, ma lui rimane sempre lì… e solo.
Ecco allora il “quid” della mostra: dargli una compagna, sempre diversa, silenziosa, ieratica, malinconica e sensuale, che si adagia sui suoi mille profili intentando un rapporto mai soddisfatto, platonico, che dà a colui che osserva l’estasi dell’incanto, della meraviglia, del tutto è possibile. Dove montagna e mare si incontrano, dove vivono gabbiani, pesci, uomini e donne, sirene, pirati dalla barba lunga, dove storia e narrazione possono finalmente convivere come in un racconto mai scritto….”trascinando i tuoi sogni con sé, con il giorno che termina piano” (cit. Giuseppe Sabbatini).

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